Servizi infragruppo, fatture e requisiti Studio Gnecchi

Servizi infragruppo: contratto e fatture non bastano a dedurre il costo

La Cassazione: utilità e determinatezza della spesa vanno dimostrate

Con l’ordinanza n. 10456 del 21 aprile scorso la Cassazione è tornata sul tema della deducibilità dei costi per servizi infragruppo, sviluppando quanto già affermato nella precedente ordinanza n. 3750 del 13 febbraio 2025: chi porta in deduzione la spesa deve dimostrare che il servizio è stato reso, che ne ha tratto un’utilità concreta e che il corrispettivo è riferibile alle attività svolte nel periodo d’imposta.

 

Il caso di specie

La vicenda prende le mosse da un avviso di accertamento con cui l’Agenzia delle Entrate aveva recuperato a tassazione una maggiore IRAP a carico di una S.p.A., contestando la deduzione dei costi di consulenza addebitati dalla S.r.l. controllante. Il rapporto di service infragruppo era regolato da scritture private che prevedevano prestazioni della capogruppo remunerate a forfait sulla base di una prestabilita percentuale sulle vendite. Le fatture, tuttavia, riportavano solo una generica descrizione dell’operazione senza alcun riscontro documentale circa l’attività concretamente prestata. Il giudice d’appello aveva in origine dato ragione alla contribuente, ma la Cassazione ha successivamente annullato la decisione.

 

Onere della prova e inerenza

Ai fini dell’articolo 109 del TUIR, ricorda infatti la Cassazione, l’onere della prova grava sul contribuente, cui spetta documentare esistenza del servizio, sua natura e relativo collegamento con l’attività d’impresa. Non bastano, di per sé, l’appartenenza al gruppo, la sottoscrizione dei contratti di consulenza o l’eventuale l’assenza, nella la beneficiaria, di personale in grado di svolgere le stesse mansioni: vanno fatti emergere ha, stabilito la Suprema Corte, elementi che attestino l’utilità effettiva o potenziale conseguita dalla singola consociata, e non dal gruppo nel suo insieme.

 

La determinatezza come requisito autonomo

Il nodo della pronuncia è la “determinatezza del costo”, profilo distinto tanto dalla regolarità del contratto quanto dall’esistenza delle prestazioni. Già nel 2025, in un giudizio a tema IRES e IVA, la Cassazione aveva censurato la sentenza di merito che si era accontentata dei contratti, della mancanza di personale qualificato e della ritenuta congruità della percentuale applicata. Ora, sul versante IRAP, osserva come i giudici d’appello non abbiano proceduto a verificare la corrispondenza tra il compenso forfettario e le vendite effettivamente realizzate di periodo in periodo. Le due ordinanze non mettono al bando i criteri percentuali di remunerazione: chiedono però di provare il legame tra quanto addebitato e quanto concretamente ricevuto.

 

Un orientamento ormai consolidato

La linea espressa dalla Cassazione trova conferma nella sentenza n. 5753 del 13 marzo 2026, secondo cui il vantaggio della società fruitrice deve essere reale e misurabile, distinto cioè da quello derivante dall’attività di direzione e coordinamento propria della capogruppo. Per i gruppi diventa quindi decisivo affiancare a contratti e fatture un corredo documentale capace di ricostruire il contenuto dei servizi e la logica del corrispettivo: corrispondenza, report, verbali, evidenze dei progetti seguiti, prospetti di allocazione dei costi. Nei rapporti con consociate estere, inoltre, resta ferma la disciplina sui prezzi di trasferimento dell’articolo 110, comma 7, del TUIR.