Direttiva UE Omnibus per facilitare la fiscalità delle aziende Studio Gnecchi

Direttiva “Omnibus” UE: presto l’addio alle ritenute fiscali?

Bruxelles propone l’esenzione totale su dividendi, interessi e royalties

Meno adempimenti, meno ritenute, più liquidità per i gruppi societari che operano tra Paesi dell’Unione europea: è questo l’obiettivo della direttiva Omnibus e della proposta COM(2026) 560 final (presentata dalla Commissione europea il 24 giugno scorso), che punta a superare in modo strutturale le soglie e i vincoli oggi previsti dalle direttive “interessi e royalties” (la 2003/49/CE del 3 giugno 2003) e “madre-figlia” (2011/96/UE del 30 novembre 2011), aprendo la strada a un regime di esenzione generalizzata dalla ritenuta alla fonte per i flussi finanziari intraeuropei.

 

La proposta

Il testo, che modifica complessivamente sei atti del diritto tributario dell’Unione, introduce il principio secondo cui dividendi, interessi e royalties corrisposti tra società residenti in Stati membri diversi dovrebbero essere esenti da ritenuta alla fonte, a prescindere dalla percentuale di partecipazione detenuta e dal periodo minimo di possesso. A fronte dell’introduzione della proposta si stima un risparmio complessivo per le imprese europee di circa 6,6 miliardi di euro l’anno, in gran parte riconducibile proprio alla semplificazione delle regole sulle ritenute transfrontaliere.

 

Novità per le direttive “madre-figlia” e “interessi-royalties”

La proposta mira in particolare ad eliminare le soglie minime di partecipazione su interessi e canoni, e abolire la necessità di un’autorizzazione preventiva da parte dello Stato della fonte per beneficiare dell’esenzione. Chi inoltre non potrà accedere subito al beneficio potrà comunque contare su un rimborso accelerato attraverso il meccanismo “Faster” o sulle ordinarie procedure nazionali entro tempi definiti. Il perimetro applicativo della direttiva “madre-figlia” viene inoltre esteso agli enti pensionistici, che potranno beneficiare dell’esenzione sui dividendi percepiti da altri Stati membri.

 

Clausole di salvaguardia e limiti

L’apertura verso l’esenzione generalizzata non è priva di contrappesi: introduce infatti una clausola anti-abuso che impone il ripristino della ritenuta (o comunque la negazione della deducibilità) sui flussi di interessi e royalties diretti verso giurisdizioni prive di un’imposta sul reddito delle società o con un livello di tassazione particolarmente basso. Il pacchetto interviene anche sulla direttiva ATAD (Anti Tax Avoidance Directive), uniformando a livello europeo il tetto alla deducibilità degli interessi passivi al 30% dell’EBITDA, ma anche rendendo obbligatoria una soglia de minimis, così da ridurre le disparità applicative oggi esistenti tra i vari Stati membri.