Il beneficio fiscale decade causa diritti particolari al donante e controllo solo formale
Cedere ai figli la quasi totalità delle quote societarie non garantisce, da sola, l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni. A stabilirlo la risposta all’interpello n. 143 del 13 luglio scorso, con cui l’Agenzia delle Entrate ha negato il beneficio a un patto di famiglia destinato a trasferire al figlio la nuda proprietà del 95% di una holding, diritti di voto compresi. Secondo i giudici i diritti particolari che il padre intendeva riservarsi nello statuto avrebbero infatti svuotato di sostanza quel controllo solo formalmente consegnato al discendente.
La norma sull’esenzione
L’articolo 3, comma 4-ter del Testo unico sulle successioni e donazioni (il D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346, riformato il 18 settembre 2024 dal n. 139), esenta dall’imposta i trasferimenti d’aziende, quote e azioni a favore di coniuge e discendenti, anche tramite i patti di famiglia disciplinati dagli articoli 768-bis e seguenti del codice civile. Per le società di capitali il beneficio spetta tuttavia solo se le partecipazioni trasferite consentono di acquisire o integrare il controllo di diritto, ossia la maggioranza dei voti nell’assemblea ordinaria (secondo l’articolo 2359, primo comma, n. 1) del medesimo codice), da mantenere per almeno cinque anni.
Il caso di specie
L’istante, unico socio di una holding, intendeva donare al figlio la quasi totalità del capitale in nuda proprietà, riservandosi l’usufrutto vitalizio ma attribuendo al giovane i relativi diritti di voto. Il nuovo statuto, tuttavia, riservava al padre diritti particolarmente incisivi: la nomina ad amministratore e presidente del consiglio di amministrazione, il potere di votare nelle assemblee delle società partecipate e un gradimento preventivo su ogni cessione di quote. Per modificare tali clausole serviva inoltre il 96% dei voti, uno in più di quelli consegnati al figlio.
Controllo formale, non sostanziale
Richiamando l’ordinanza della Cassazione n. 6616 dello scorso 19 marzo, l’Agenzia ricorda come il controllo di diritto presuppone il potere di determinare l’esito delle deliberazioni assembleari ordinarie nel loro complesso. Nel caso esaminato, la scelta degli amministratori, competenza cardine dell’assemblea, risultava di contro sottratta al beneficiario, che non avrebbe potuto nemmeno rimuovere autonomamente le clausole a favore del genitore. Un passaggio generazionale di facciata, in contrasto dunque con la ratio della norma agevolativa che intende premiare la reale continuità d’impresa.
Le conseguenze fiscali
Se, negata l’esenzione, il patto di famiglia sconta l’imposta di donazione in misura ordinaria, il secondo quesito (relativo alla possibile decadenza legata a future cessioni di partecipazioni durante il quinquennio di sorveglianza), è stato ritenuto superfluo e non indagato. La risposta n. 143 ha così concorso a consolidare l’orientamento già espresso nel corso del 2026 con gli interpelli n. 109 e 115: l’agevolazione premia soltanto il trasferimento effettivo del comando societario, non la sua semplice apparenza.
